Il progetto di questa colonna sonora nasce da un’idea essenziale, sottolineata dalla scelta di soli tre timbri: clarinetto, violoncello e pianoforte. Tramite l’uso di effetti, tecniche estese e un sapiente sound design fatto in post produzione, la musica evoca la dimensione della memoria, che accompagna la protagonista nell’intera storia. 
La prima necessità era quella di inserire qualcosa di autoctono nella mia scrittura, un elemento che si stratificasse al suo interno. La mia ricerca mi ha portato a prediligere l’uso della voce: canti improvvisati che derivano dalla tradizione popolare albanese sono stati registrati proprio in Albania e hanno la funzione – nelle scene degli incubi – di creare il primo collegamento con il passato della protagonista. Successivamente, ricavando altro materiale dalle note sulle quali queste melodie si articolano, ho sviluppato una seconda stratificazione che ho assegnato al violoncello, modellandola in una sorta di effetto bordone, richiamando il ruolo che in tale repertorio è sostenuto dalla çiftelia, la tipica chitarra albanese. Mentre il pianoforte è usato in modo percussivo, il clarinetto si arrampica sul totale di queste superfici sonore, fiorendo in maniera ricca e nervosa.
La scena del secondo dialogo è accompagnata da un brano lento per clarinetto e pianoforte, vagamente jazz. La musica per la scena finale recupera il procedere ritmico/melodico del tema del sogno, venendo però soffuso da nuovi elementi che ostentano un sapore più etnico. Clarinetto e violoncello si abbracciano nell’epilogo della storia. I due strumenti, in un misurato equilibrio, cercano però anche di  resistere l’uno nei confronti dell’altro.  Sul finale, il violoncello rimane solo sui titoli di coda.”